Una , nessuna, centomila Ischia

Ischia ha tante anime. 

C’è un’isola più evidente, fatta di spiagge conosciute, locali sempre pieni, tappe obbligatorie.

E poi ce n’è un’altra, che non è nascosta – semplicemente non si impone. Va cercata con un po’ di tempo, e senza troppa fretta.

L’isola cambia molto a seconda di come la vivi. E di come la giri.

In motorino, quando sbagli strada e invece di tornare indietro continui.

In barca, quando ti fermi dove non c’è niente.

A piedi, quando intuisci che arrivare non è la parte più interessante.

In autobus, quando capisci che Ischia è un’isola viva, e piena di ragazzi e studenti.

Ci sono luoghi che tutti conoscono, ma che diventano un’altra cosa se li prendi con il ritmo giusto.

Il Castello Aragonese non è una visita veloce: è salire piano, fermarsi, perdersi, immaginarsi lì quattrocento o cent’anni fa, visitare ogni anfratto, rimanere il tempo che merita, scendere senza guardare l’orologio.

I Giardini La Mortella sono uno di quei posti in cui entri pensando di restare un’ora e poi finisci per estasiarti un’intera giornata tra piante rare, mediterranee e tropicali. Un tè alla serra, o fermarsi per un concerto serale.

La Spiaggia dei Maronti non è solo lettini e ombrelloni. È anche una graffa calda mangiata come merenda, una passeggiata all’Olmitello o a Cava Scura, il pollo cotto sotto la sabbia alle Fumarole, il rientro in taxiboat o passando dalla parte alta di Sant’Angelo. 

I Giardini Poseidon non sono solo un posto per fare le terme, ma un luogo in cui dedicarsi un’intera giornata, seguendo il percorso consigliato delle piscine, godendosi il panorama e magari approfittando dei ragazzi di Ischia Sup per fare un’escursione nella baia. 

Poi ci sono posti meno “evidenti”, quelli da cercare, quelli che per trovarli devi camminare.

I Pizzi Bianchi – che sembrano una Cappadocia in miniatura (il sentiero che porta ai Maronti al momento è interdetto, quindi poi bisogna tornare indietro sempre da Fontana), le case centenarie scavate nei grandi massi di tufo nel bosco della Falanga, le fumarole della Bocca di Tifeo, il tramonto dalla piccola chiesetta di Santa Maria al Monte a Forio o dal faro di Punta Imperatore, quando il sole scende lento e non serve dire niente. 

Il Monte Panza, da cui puoi vedere tutta la costa sud. O Piano Liguori e Punta San Pancrazio, che ti sorprende con i suoi vigneti e oliveti eroici e la costa a picco sul mare. 

La baia della Pelara, più selvaggia, da raggiungere con un po’ di impegno, attraversando prima il bosco, poi il sentiero che toglie il fiato – sì – ma dalla bellezza. E poi fare un bagno in perfetta solitudine.

Infine ci sono i posti dove si torna.

Il Belvedere di San Francesco, a Forio, o il Belvedere di Serrara, per capire quanto è maestosa l’isola.

Sorgeto, con l’acqua calda che sgorga dalle rocce e si mischia a quella del mare. Un luogo che gli ischitani vivono tutto l’anno. 

Cava Grado, con quei 133 gradini che dopo un po’ smetti di contare. E la sabbia calda sotto i piedi.  E usare le boe rosse, a circa 250 metri dalla riva, come riferimento per allenarsi. Sull’isola non abbiamo piscine olimpioniche – si entra in mare e si va. Andata e ritorno, senza pensarci troppo. Una volta, due, nei giorni migliori tre. A prima mattina, prima che si alzi il vento e il mare è una tavola. 

Una parte importante dell’isola non sono i luoghi, ma il tempo che ci passi.

Un’ora al bar del paese – a Succhivo, a Panza, a Serrara, a Fontana – senza fare niente di particolare. Guardando e vivendo le piccole cose, ascoltando le storie, sorridendo ai passanti. 

Una chiacchiera con Maria Pia a Sant’Angelo, che porta avanti l’unica edicola rimasta in zona. Un quotidiano, una cartolina da spedire e consigli su quando noleggiare un gommoncino.

Un caffè che diventa un aperitivo. Magari da Tony al Bar La Floreana, oppure da Giulio al Bar Epomeo a Fontana, fermandosi più del previsto. Dài facciamo anche uno spritz, due patatine. Guardando gli anziani del paese giocare a carte. 

E poi la libreria di Barbara, piccola ma pienissima, a Ischia Ponte – Imagaenaria – dove si entra “solo per dare un’occhiata” e si resta molto di più. Tra stampe antiche, novità, piccoli gioielli editoriali sulla storia ischitana. 

Ischia che è anche camminare.

Arrivare alle Antiche Terme di Cava Scura a piedi, da Serrara o da Sant’Angelo, passando per sentieri che valgono già il viaggio. Entrare nelle vasche scavate nella roccia, nella sauna naturale, e poi uscire con calma. E dopo fermarsi a pranzo alla Taverna Pietro e Paolo “da Stalino”, senza fretta, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Alici fritte, frittelle e vino con le percoche obbligatorio. 

Oppure salire sull’Epomeo nel tardo pomeriggio, visitare l’Eremo, finalmente riaperto, fare due chiacchiere con Massimo, e poi arrivare su in cima (788 metri!) quando la luce cambia e godersi l’isola a 360 gradi. Poi fermarsi a mangiare qualcosa a La Grotta da Fiore, una bruschetta o il coniglio. Finire col liquore al finocchietto fatto in casa, irresistibile.  Scendere con la torcia del telefono perché ormai è buio, e non avere fretta neanche lì. Alzare gli occhi al cielo, godersi la Via Lattea. 

Ancora, perdersi nel bosco del Cretaio, a Casamicciola, dove a un certo punto si sente solo il rumore dei passi. Arrivare al cratere spento “Fondo d’Oglio”, cercare il papiro delle fumarole e l’Albero della Vita. 

E poi ci sono le cose piccole, ma confortanti. 

La “Bomba” di Enzo a Cava Grado, bevuta di ritorno dai Maronti – che ti ricarica prima dell’ultimo pezzo di strada che porta a Villa Mario.

Un panino con il pane cafone caldo da Panificio Boccia, se arrivi prima che finisca tutto, e mangiato guardando il Castello, l’Insula Minor: migliaia di anni di storia.

L’ultimo tuffo del giorno dagli scogli di Sant’Angelo, baciati dal sole del pomeriggio e dal vento che rinfresca il corpo e i pensieri. 

Una giornata iniziata senza programma e finita senza aver fatto niente di “importante”. Solo un buon libro, un po’ di frutta raccolta dagli alberi nel Giardiniello di Eolo a pranzo, uno spritz con i nuovi amici della camera affianco aspettando la cena. 

Se cerchi una lista di cose da vedere, l’abbiamo raccolta qui.

Se stai organizzando il viaggio, può aiutare capire quanti giorni servono davvero.

E anche quando andare a Ischia cambia molto il modo in cui la vivi

Questa è un’altra cosa.

Non è una lista.

È tornare due volte nello stesso posto.

È fermarsi più del previsto.

È cambiare idea durante la giornata.

Ischia non è difficile da vedere.

Ma è più difficile da vivere così. Con lentezza. 

E forse è per questo che, quando succede, si finisce inevitabilmente per tornare – come per ogni grande storia d’amore.